Archive for the “Uncategorized” Category

qui si contano i giorni,
la testa è gia altrove.
un altrove lungo 16 anni. be poi vi spiego.

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- la macchinetta dei biglietti sul bus. utilissima.
- Carlo è un gentiluomo, lo trovo delizioso, ma non diteglielo
- i quartieri popolari hanno un’anima calda, viva, “come in tutte le metropoli del sud del mondo” – cit -
- ringrazio Marina per l’ospitalità, Giorgia per la gentilezza, Biccio per la sbadatezza, Diletta per la carineria, Alessandro che si è fatto torturare di domande e Carlo che ha movimentato il sabato sera.

- la sensazione di immensità roma rispetto a milano è giustificata da una estensione del comune di roma di circa 1.200kmq contro i 181kmq di milano.

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“c’è una bancarella che vede della roba bianca” ovvero: al prossimo cambio di lavoro divento personal shopper.
qualcuno ha poi comperato qualcosa, di bianco, appunto.

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“cestinare il disagio” – Marina

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vorrei che la vita fosse facile da sbaloccare, – lapsus o typo: volevo scrivere sbloccare -
come riprendere un cappellino all’uncinetto dal cesto del lavoro dopo mesi, e finirlo in due pomeriggi.
- voglio una vita da sbaloccare – e forse questa la capiamo in pochi.

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sul corriere della sera, una illuminante intervista all’avvocato della Famiglia Englaro.

Ringrazio Federico Giacanelli per averla linkata, lui a sua volta linka, Daria e Sergio Maistrello.

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il Sir è fenomenale nella pazienza e nella caparbia con cui ci incoraggia e minaccia a scrivere il psla – che vi ricordo è un’iniziativa aperta a chi vuole partecipare. Il mio post non è esattametne quello che desideravo scrivere, ma è quello che mi è uscito quando mi sono messa lì…

lo trovate dentro questo pdf, per i pigri è qui sotto: – non lo trovavo nelle emails inviate, l’ho dovuto copio incollare dal pdf.

O è Natale tutti i giorni, o non è Natale mai

Non lo sai mai veramente fino a che non ti capita: che la vita ti piombi addosso mentre tu stai pianificando altro.
Che le precedenze vengano stravolte e che l’unica cosa che importi sia la sospensione di tutto per La
Manutenzione Del Corpo Macchina.
Il corpo come macchina è quello che viene curato all’ospedale dove le priorità sono : tagliare, cucire,
asportare, curare, niente febbre, pipì, cacca, aria dalla pancia, digiuno, dieta liquida, semiliquida,
senza scorie, leggera in bianco.
Persone stravolte che dicono “è stata senza mangiare 3 giorni”: perche non ci capacitiamo che ci si
possa stare o anche senza bere.
Perche’ il corpo macchina lavora e si ricuce e ha bisogno delle viscere vuote.
Siamo mediamente impreparati, perchè il corpo è il substrato fisico che diamo per scontato. Ci
affanniamo su cremine, cerette, cellulite, capelli bianchi, rughe.
Quando poi malori silenti, dolori vari, influenze ci colpiscono allora ci ricordiamo cosa siamo: un
mucchio dolente di cacca e muco che agonizza….
Siamo impreparati, dicevo, al cedimento del corpo e della testa: come dei guidatori in viaggio con
un’auto che non conosciamo, di cui non abbiamo mai considerato la meccanica e la chimica, in
viaggio con grandi obiettivo, grandi mete da raggiungere, in balìa di un qualunque imprevisto.
E quando l’imprevisto capita: chimico, fisico, o meccanico tutto si riallinea in una prospettiva diversa
E ogni momento è poi un natale: un sorriso, una telefonata, una giornata bella, stare a casa tranquilli
a ridere, o anche in silenzio.
Capire cosa è veramente importante e chi vuoi veramente vicino.
Capire per chi si è veramente importanti e chi sa starti vicino.
O è Natale tutti i giorni, o non è Natale mai.

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QUI la galleria della ricostruzione fotografica

l’articolo si intitola : Diaz, l´ultima immagine dello scandalo ecco l´uomo che porta le molotov

copio e incollo in testo dell’articolo che , non si sa mai.

In una ricostruzione della Bbc si vede un uomo che introduce nella scuola le bottiglie incendiarie
di Massimo Calandri

Eccola la fotografia-simbolo di quella notte maledetta . Inedita. Oscura. Inquietante. È stata estrapolata da un filmato girato da un operatore Rai e depositato dalle parti civili il mese scorso. Nel mosaico riportato qui a fianco, è il quadrato sulla destra in alto. Si riconoscono il cortile della scuola Diaz, le sagome dei funzionari di polizia che si allontanano dopo aver chiacchierato a lungo intorno al sacchetto azzurro con le due bottiglie incendiarie. Sullo sfondo le grandi finestre dell´istituto, le stanze illuminate. E a sinistra – piccolino, cerchiato di rosso – il profilo di un uomo sulla soglia dell´ingresso laterale. È di spalle, in borghese, indossa un casco protettivo. Nella mano sinistra stringe qualcosa. Sì. È il sacchetto azzurro delle molotov. Accanto riporta una didascalia in inglese, perché l´immagine fa parte di un´inchiesta giornalistica della Bbc di prossima pubblicazione: «Naples Digos Inspector entering Diaz Pertini». Si tratta cioè del fantomatico ispettore della Digos di Napoli che introduce materialmente nella scuola le molotov della vergogna, una della prove fasulle – la “regina” delle prove false – con cui la Polizia di Stato avrebbe voluto “giustificare” il massacro e le manette ai 93 no-global.

GUARDA Le immagini incriminate

Il documento è paradossalmente eccezionale. Perché da un lato rappresenta il punto di non ritorno della vicenda: ecco come le forze dell´ordine hanno truccato le carte, barato, mentito fin dalla prima ora di quella notte dannata. È tutto vero: fu un pestaggio cinico e bestiale, e i servitori dello Stato preferirono raddoppiare l´orrore – aggiungendo alla carneficina l´ingiustizia della prigione – piuttosto che ammettere le proprie responsabilità, il fallimento. Ma d´altro canto, quella spaventosa bugia è così chiara, solare, che persino alcuni avvocati della difesa nella loro recente arringa la davano per scontata. Alla Diaz abbiamo imbrogliato, embé? La catena è stata definitivamente ricostruita nel corso di quasi quattro anni di dibattimento e centocinquanta udienze.

L´agente Michele Burgio prende le due molotov – che erano state sequestrate nel pomeriggio durante gli scontri di corso Italia dal vice-questore Pasquale Guaglione, e da lui affidate a Valerio Donnini, padre degli specialissimi nuclei anti-sommossa e capo di Burgio – e nel cortile della scuola le consegna al vice-questore Pietro Troiani. Il funzionario le mostra al collega Massimiliano Di Bernardini. Poi entra in ballo Gilberto Caldarozzi, l´uomo che qualche anno dopo avrebbe partecipato alla cattura di Bernardo Provenzano. Qualche minuto più tardi, il sacchetto azzurro delle molotov è impugnato da Giovanni Luperi e mostrato agli altri super-poliziotti che gli si fanno intorno. E questa, di immagine, la conosciamo bene. Quello che succede dopo ce l´hanno raccontato gli stessi protagonisti in negativo del blitz. Luperi, attuale direttore dell´ex Sisde, ricorda di aver chiamato una funzionaria che stava all´esterno della scuola. Perché mai? Per affidarle il reperto, che pure in quel momento – visti gli sviluppi successivi – aveva una straordinaria importanza investigativa. Bene: Luperi chiama Daniela Mengoni e le dice di avere cura delle molotov. E la Mengoni che fa? A sua volta chiama un sottufficiale. «Credo fosse un ispettore della Digos di Napoli».

Credo, dice. Non ne conosce il nome, non è in grado di riconoscerlo. Nessuno degli ispettori Digos napoletani, rintracciati anni dopo dai magistrati, corrisponde a quello indicato dalla donna. E dunque, con lui e il sacchetto si avvicina all´entrata secondaria della scuola Diaz. Chissà perché. Si avvicina, e gli affida la prova «regina». Le molotov, che il nostro codice equipara ad armi da guerra. La prova intorno alla quale avrebbero poi giustificato l´intera operazione. «Tienile un momento, che devo fare una cosa». Lo molla lì. Quando torna, le bottiglie incendiarie saranno allineate sul lenzuolo che ospiterà il resto dell´”arsenale” sequestrato ai fantomatici Black Bloc della Diaz: i coltellini multiuso, le sottile anime in alluminio degli zaini fatte passare per spranghe, gli assorbenti femminili, la biografia del reverendo Jesse Jackson fatta passare per materiale “eversivo”. E i picconi, le mazze rubate da un vicino cantiere.

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provare a intuire l’ignoto:
il post di oggi del Media Crew Member – Mark Cowell -  di Team Russia fa venire i brividi:

One from the deep

October 28 2008

On Board RUS -1 Kosatka Team Russia

On a long voyage you become accustomed to your environment around you. The watch system shapes your days, four on four off four on four off. The freeze-dried food you eat tastes the same as it did the day before and the day before that. The clothes you put on all have the same logo as the one you put on yesterday and the one you put on the day before that. It all smells the same; it all has that musty damp sailing bag, man smell. The definitive goal, to win the leg, to beat the opposition, to push hard to the horizon, never changes.

The sensation of speed has become rhythmical as we muscle over the waves. Sharp pull to the left, hold, lunge forward, small smile to ones-self as in respect to the power under your feet and the faith we have in this craft. The bow fires down the wave face, judders as we accelerate up to the high twenties, force forward as we plow into the wave ahead and decelerate, sway right and climb the back of the wave with a kind “I’m come through like it or not” feeling and into the circle again.

This is translated into different forces on your body whether you are in your bunk or hanging on the grinder handles or on the bow battling the spray and deck wash, or even gripping the media desks slippery shiny carbon edge as I try to tap out a Blog using only one hand. You have conversations with other crew all doing the same strange sway, bob and totter. Filmed by a fixed camera held stationary on the bulkhead people look like they are performing an exotic courtship dance.

The waves fly by as if in an aquatic tube coming into a station with blue waves instead of billboards. Occasionally, you focus on the leeward wash as it grabs your eye and forces it to follow through to the water exiting the transom. The torrid waves that the bow eats up are spat out behind us, washed and ironed, cleaned and pressed -good enough for Neptune’s Sunday best.

The shear power of these boats becomes an extension of the crew that operates them. One finger can cant tones of swinging lead to unleash yet more power. The words you learned at school in a physics lesson and never meant that much to you now bring new meaning. Words like Kinetic, Potential, Inertia and Dynamic Loads all start represent something tangible on board.

This trip is slowly stripping me back. I’m seeing things in a very uncluttered way, almost child like, without preconceptions, very mater-of-fact. Strangely, I’ve been waking up from heavy sleep in the fetal position curled round the beanbag with the sound of the ocean around me. On a long voyage you become accustomed to your environment around you, as if you have lived here forever.

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il bello dei cicli è che passano e lo scombussolamento ormonale rientra e l’umore torna a posto. :)
domani mi ingroviglio logisticamente con amiche e ci dirigiamo tutte assieme al Festival Dei Blog e alla mia seconda GGD come ospite nulla facente.
proverò a imbastire un collegamento telefonico a notte fonda con Va a ciapà i Mouse – il sito è down ma credo che tornerà ;)

le banalità d’inizio autunno comprendono:
un ufficio ove, senza sole che entra dalla finestra, si congela – per sopravvivere ricorro a tazzone di tea Indian Tchai e allo scialle di alpaca.
la pratica continuata del Buttismo e dell’INdifferenza ATtiva.

Piccolo compendio chattato sul BUTTISMO:

io:“due giorni fa ho butttato una sacchettata enorme di gomitoli vecchi e spaiati, oggi butto rimasugli di servizi di bicchieri brutti”August 29 at 4:12 pm
fabrizio (biccio) ulisse:  Fonderò il BUTTISMO come via verso la luce. Posso contare su di te? -
giorgia: (metto un “like” al commento di biccio) -
xlthlx and Sara Maternini liked this
IO: @biccio io sono solo una principiante, la vera buttista di casa è mamma, ma io sto imparando bene. ho appena rotto due tazzine del servizio da caffe’ – era completo – che le hanno regalato per il suo matrimonio. :) , cmq l’alleggerimento di beni materiali è leggerezza dentro e fuori :) -
daria: li hai buttati… ma potevi farci una copertina patchwork! (no, non mi picchiare…no…no… ti prego…no!) -
IO: i gomitoli? tesoro, daria, mia cara, c’avessi il tempo, ma purtroppo non ce l’avessi :) -
(*) titolo tratto dalla chiacchera in chat con un’amica. si lo sappiamo che la cheesecake ha il burro solo nella base dei biscotti, ma la frase dava esattamente l’idea di come mi sentivo.

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essendo ben poco telegenica, ho salvato l’ego con le foto:

Grazie a Stefigno:

e a Suzuki:

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dopo soli 7 anni la sospensione dei diritti in fase “terroristica di emergenza” è stata giudicata anticostituzionale, era ora.

Paferrobyday ne dice qui, assieme auna cosi interessante sull’inghilterra

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Oggi il nostro «ora» è diventato al tempo stesso inesorabilmente breve e virtualmente eterno, e tutto come conseguenza del pulsante del replay. Mentre la capacità di ricordare diventa sempre più condivisa, la storia è considerata in maniera ancor più evidente come un concetto teorico, una costruzione soggetta a revisione

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nel post di ieri della seccac’è un link che punta a questo:

Lombardia. La Lombardia è di gran lunga la regione più interessante. Vale la pena di riportare in dettaglio i valori che abbiamo stimato per questa regione usando la media sondaggi e la metodolgia “uniform national swing”.

guarda la tabella

Come si vede, SA fallisce la soglia di poco. Siccome a quel punto solo PdL e PD partecipano alla ripartizione dei seggi, il 53,14% dei voti totali del PdL diventa il 65,17% dei voti validi (quelli dei partiti che superano l’8%). Con tale percentuale il premio diventa irrilevante e il PdL prende ben 31 seggi….

ecco dopo aver letto questo post io sto un po meno peggio.
e, no, non voterò pd.

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ieri sera, reduce da una durissima lezione di ripasso, che mi ha fatto tornare a casa con gli addominali e i quadricipiti doloranti, sono andata a nanna prestissimo – per i miei standard.

questa notte, non so cosa mi si sia mosso nel subconscio, ma ho sognato:

“abitavo in una casa molto grande, antica, conle sale che si aprivano parzialmente una dentro l’altra, senza corridoi.
questa casa era cosi grande da permettermi di abitare in alcune sole di queste stanze, un paio un po scartolate, con la carta da parati che si staccava, e un paio di reti apppoggiate contro un muro al limite dello scrostato.
nelle altre sale c’erano dei grandi tavoli ricoperti da grandi fagotti, ed era facile intuire che fossero dei morti avvolti e strettamente legati in tappeti o stoffe. in altre sale altri morti erano avvolti in cellophane o pluriball. passando da una stanza a un’altra mi sono accorta che alcuni morti, non avvolti, forse i piu’ recenti, avevano iniziato a muovere le labbra – guarda, stanno parlando – si, lo sai che quando sono morti a volte succede che si muovono -
alla fine, un po infastidita da quella compagnia, che non potevo evitare di incontrare appunto per la mancanza di corridoi che mi permettessero di spostari tra un punto e l’altro della casa, mi rifugiavo inuna stanzetta accogliente che si apriva direttamente sulla cucina, che era agibile senza ospiti indesiderati.”

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