ieri sera, reduce da una durissima lezione di ripasso, che mi ha fatto tornare a casa con gli addominali e i quadricipiti doloranti, sono andata a nanna prestissimo - per i miei standard.
questa notte, non so cosa mi si sia mosso nel subconscio, ma ho sognato:
“abitavo in una casa molto grande, antica, conle sale che si aprivano parzialmente una dentro l’altra, senza corridoi.
questa casa era cosi grande da permettermi di abitare in alcune sole di queste stanze, un paio un po scartolate, con la carta da parati che si staccava, e un paio di reti apppoggiate contro un muro al limite dello scrostato.
nelle altre sale c’erano dei grandi tavoli ricoperti da grandi fagotti, ed era facile intuire che fossero dei morti avvolti e strettamente legati in tappeti o stoffe. in altre sale altri morti erano avvolti in cellophane o pluriball. passando da una stanza a un’altra mi sono accorta che alcuni morti, non avvolti, forse i piu’ recenti, avevano iniziato a muovere le labbra - guarda, stanno parlando - si, lo sai che quando sono morti a volte succede che si muovono -
alla fine, un po infastidita da quella compagnia, che non potevo evitare di incontrare appunto per la mancanza di corridoi che mi permettessero di spostari tra un punto e l’altro della casa, mi rifugiavo inuna stanzetta accogliente che si apriva direttamente sulla cucina, che era agibile senza ospiti indesiderati.”
post ormai ammuffito e superato, nella realtà due soli giorni dopo che l’avevo scritto…. è rimasto in attesa, ma ho voglia lo stesso di pubblicarlo.
questa è una riflessione da poco più di sue soldi, ma che forse può aiutare qualcuno a capire che senso ha realmente la solitudine, in senso lato, e in senso particolare.
quando Walter Veltroni dice “correremo soli” - poi ha inciuciato - di per se fa una scelta di coerenza interna, e se consideriamo che il PD è una cosa che sta nascendo ora, indicativamente si sa dove va, ma no lo si sa nel dettaglio. il che sottintende che ci saranno probabilmente ondeggiamenti, un po come un bimbo piccolo che impara a caminare. da non sottovalutare il valore del correre soli: significa non dover scendere a compromessi con nessuno, poter decidere del proprio programma elettorale, potresi creare una coerenza, e una linea di condotta senza dover dipendere da nessuno.
la solitudine è il prezzo che si paga per la libertà.
la libertà di essere se stessi, la libertà di non dover mentire a nessuno - perche magari qualcuno non apprezza le nostre scelte-, la liberà di essere coerenti senza farsi costringere al compromesso - perchè qualcuno ci vorrebbe un po diversi -;
la libertà ha un prezzo e questo prezzo si chiama solitudine.
e la solitudine ha un premio, che si chiama libertà
ci sono eventi che ti restano dentro
persone che fai fatica a schiodarti dal cuore, che a volte tornano.
perche restano in sospeso,
perchè tu avresti preso un’altra via , ma non ti è stato concesso, non ti è stato nemmeno chiesto,
da maggio giugno 2004 è passato un fottio di tempo, ma sapere di avere sfiorato anche solo per poco un altro universo e che mi ci trovavo cosi a mio agio, quella sensazione, non si dimentica.
spero tu ora possa avere tutto quello che hai sempre voluto, e cercato lavorando durissimamente.
ieri sera al Magnolia, il mio primo concerto di Paolo Benvegnù.
ho capito che paolo non va tenuto a volume basso mentre si lavora e nemmeno ascoltato con l’ipod in metropolitana, va sparato a TUTTO VOLUME con le casse e i muri che tramano.
chè ha un energia incredibile, che le sue parole sono poesie potenti e che le improvvisazioni di fine concerto sono memorabili.
Paolo, voglio un concerto solo di improvvisazioni, me lo fai?
“Le bandiere di preghiera usate dai buddisti tibetani sono dei pezzi di stoffa colorati, con parole sacre e immagini di divinità. Non si usano in casa per cerimonie solenni ma si appendono all’aria aperta, dove il vento può soffiare le loro parole verso il cielo. Ti consiglio di ispirarti a questa usanza tibetana, Cancerino. È il momento ideale per tirare fuori dall’armadio il tuo desiderio di spiritualità. Ricordati però di tenerlo lontano dalle chiese, dai templi, dalle moschee e da tutti i luoghi sacri chiusi e a temperatura controllata. Costruisci il tuo santuario nel deserto, intona un inno dalla cima di una montagna, fai un’offerta alla dea del fiume, o crea le tue bandiere di preghiera e appendile a un albero.”
mi sono fatta un regalo al senso estetico, la mostra delle immagini scattate da Richard Avedon è sublime, imperdibile. Il catalogo racconta la sua storia, avvincente come un romanzo di avventura: l’ho letto sul treno tornando a casa e non mi accorgevo delle fermate.
mi sono fatta un ultimo regalo di una londra che mi ha scaldato il cuore con una storia delicata in cui la pulizia dei cuori e delle intenzioni riesce a librarsi alta sulle contingenze della vita, ho visto IRINA PALM
una settimana fa ero dalla parrucchiera, la mia parrucchiera Terry ha 27 anni, lavora da quando ha finito la scuola, vacanze ad ibiza o in grecia con gli amici, la piccola tragedia di quando la madre le scopri un pezzo di fumo tra le lenzuola.
la conosco da quando avevo ancora i capelli lunghi lunghi rossi rossi e la tinta me la faceva pagare al tubetto uno e mezzo per tutta la lunghezza. i suoi sguardi straniti di anno scorso quando le chiesi le ciocche bianche sulla frangia.
“io non ti ho mica inquadrato”
questa frase è di qualche anno fa e devo dire che mi fa contenta questa sua frase perchè significa che capisce che non siamo simili.
settimana scorsa mi metteva a posto le sopracciglia quando mi ha chiesto innocentemente: T : ma tu cosa fai l’8 marzo?
io : no faccio niente, è un giorno come un altro.
T : ma non esci a festeggiare con le tue amiche?
io : a festeggiare cosa? altre donne bruciate vive in uno stabilimento?
il suo sguardo sbarrato e smarito
evidentemente non lo sa, glielo racconto, e lei mi guarda smarrita.
Grazie a chi è stato presente, alle relatrici che mi sono piaciute moltissimo, a chi ha scattato foto, a chi ne ha scritto dopo 1 e 2.
di cuore, ancora grazie.
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