another must do while you’re in ny city: take a walk on brooklyn bridge at sunset. on the 21st january there were 24F an it was really windy, the light was amazing,
un altro MUST da fare a ny: una passeggiata sul ponete di brooklyn al tramonto. il 21 gennaio c’erano -5 gradi e molto vento, la luce era stupenda.
Must: prendere il traghetto per staten island: sisperarsi all’andata che ci sono le retrovie del traghetto a impedirvi la vista totale della punta di manhattan, scoprire che al ritorno lei è lì che vi guarda, per 30 minuti ovattati. un poster a grandezza naturale. di giorno è bellissimo, e chissà che spettacolo deve essere dal tramonto in poi – al tramonto, la prossima volta
la domenica mattina abbiamo pagato pegno all’Antonella, siamo andate a vedere la messa battista. premessa per chi non mi conosce a fondo: io non sono cresimata per scelta e vado in chiesa solo per i matrimoni e i funerali di coloro a cui voglio bene.
siamo arrivate alla chiesa: Shiloh Baptist Church, 2226 Adam Clayton Pwell Jr Blvd – ny
- dagli appunti che ho preso quella mattina: -
vento gelido e naso costipato, per ritrovarsi in una chiesa battista.
entriamo da una porta secondaria, la ragazza che mi conferma che è l’entrata giusta e mi accoglie con un sorriso appena accennato, mi dice anche :
” se non volete rimanere tutta la cerimonia è meglio che andiate di sopra, in balconata, cosi non disturbate la funzione”
me la immaginavo tutta patinata, la 5av, certo inizia giu’ oltre midtwon da washington sq – west village – e finisce su al marcus garvey memorial park – harlem. Ma in film e telefilmti fanno vedere solo pa parte chiccosa, elegante, molto costosa, quella dove vivono i molto danarosi.
invece ci sono edifici vuoti, scartolati, facciate di ghisa arrugginite, intonaci cadenti.
sabato mattina, primo giro dell’isolato, e in wavelry c’è babbo, cosi tanto per dire.
il giardino più vicino è washington sq.
la 5 av inizia pochi passi più avanti e sotto alle impalcature c’è le pain quotidien. “hallo! how u doin?”, il primo di una lunga serie: i locali, i commessi e anche gli sconosciuti capita che ti salutino. impensabile, noi si viene da milano, li la gente grugnisce, le commess ti snobbano quanto entri nel loro negozio, qui il cameriere ti sorride e ti saluta, come se ti conoscesse.
dite che è per la mancia? non so, non credo, non solo. forse sono solo più educati di noi. ed essere salutati quando si entra in un locale, con un sorriso, mette subito di buon umore.
Si danno appuntamento per colazione: figli, nipoti e nonni, fanno colazione in panetteria, tutti assieme. Arrivano coppie di amici, chi legge il giornale, chi fa chiacchere. Fuori c’è vento freddo, dentro c’è caldo. Indossano un solo maglione.
La colazione è abbondante, noi spaziamo tra uova, prociutto, latte e home made granola
9,5 ore di volo, con forte vento contrario.
ho la possibilità di vedere un po di film, seleziono già l’inglese, per entrare nell’ordine di idee. ocean13 e l’ultimo dei pirati. capisco poco e male.
resisto all’idea di dormire per tutto il viaggio, faccio un mini sonno di 4 ore prima dello sbarco. posso archiviare quel volo come il piu’ caldo della storia dell’aviazione moderna.
atterraggio, ritiro bagagli, scansione dell’indice, foto al mio bel visino stravolto, tutto da manuale.
l’omino ufficiale dei nycitytaxi ci assegna un giovane taxista pakistano, per 45$ + bridges and tools + mancia – scopriremo l’ultimo giorno che la tariffa è fissa from jfk to manhattan e VICEVERSA.
il ragazzo guida bello allegro, in usa si sorpassa a destra e a sinistra, si cambia corsia cosi a piacere, guida fisso a 70 mph ove il limite è di 50.
ascolta Panjabi MC a volume abbastanza altino, telefona e sorpassa. sorpassa e zigzaga e in lontananza arriva manhattan, la notte, tutta luci, fiabesca, un po come vedere un film, solo che ci sei dentro.
il primo che riconosco è lui, il mio preferito, il Chrysler Building
arriviamo sane e salve in macdougal, angolo 3a. ci rendiamo subito conto che siamo nel mezzo della movida, ma cediamo al sonno e al peso delle valigie e saliamo a casa, sopra al caffe reggio.
- i nyesi si trovano in brasserie a fare colazione il weekend, genotori , bambini, nonni. (le pain quotidien)
- le nyesi indossano un solo maglione anche quando nevica, se tira vento furibondo spesso sono senza cappello. io le ho imitate per qualche minuto e ora ho la voce di una drag queen.
- da balthasaar una cameriera aveva dele ballerine orrende e sfondate e con i l mignolo a vista.
- c’era anche una vicina di tavolo che ha criticato la mia bistecca con patatine ( che non ho mangiato) e poi si è sconfanata una zuppa (di cipolle?) con formaggio filante e pane di segale e una bistecca identica, smezzandola con la vicina di tavolo
- ci son un numero impressionanti di picasso, anche figurativi. spaziale l’aragosta – blu e il gatto -
- e di kandinsky (guggenheim museunm)
- attraverso l’oceano per la prima volta, indovino la fermata dell’autobus (scendendo da harlem) e non solo la parte esterna del guggenheim è in restauro, la spirale interna non è accessibile poichè stano cambiando esposizione. dolore immenso.
- a distanza di rilevamento c’è una rete wifi da computer a computer che ha come essid : iuav-sbd-salalettura1-ap02
- stamattina lavanderia a gettoni, colazione, valigia e giù a chinatown a prendere l’autobus!!
pensavo di avere imparato quasi tutto sulle mance,
ma alla guardarobiera del ristorante che mi prende in consegna e poi mi riporta il cappotto, al ristorante, ecco, quanta mancia dovrei dare?
partenza da milano, con la cassiera dell’autogrill che sbaglia lo scontrino e mi addebita 2 brioche, chissà quante altre volte l’ha fatto?
il viaggio su roma, me lo passo tra un pisolo e la visione della costa tirrenica da la spezia a roma, molto bella.
su civitavecchia le nuvole paiono leoni ruggenti, cotonosi e batuffoli che ci mangiano.
“ma gli ucceli volano dentro le nuvole come gli aerei?!”
ecco non credo.
trovo Lui e Manu ad attendermi fuori dall’uscita, con un gentile cartello, nel caso mi perdessi
checkin con domande esistenziali a cui nessuno sa rispondere?
“posso imbarcare i ferri da calza in bambù?”
“signora, ma le servono?”
“in 8 ore di viaggio, direi di si”
“eh, sono anche 9″
cvd.
corro al controllo dell’imbarco e una ragazza divertita mi conferma che si, possono essere imbarcati.
ottimo.
ultimo pasto al self service, praticamente a ora di merenda, in compagnia di un francesce, niente male in vestito gessato grigio e magliettina bianca, a mo’ di don jhonson, che passa tuto il tempo al telefono.
stentiamo a trovare l’imbarco, stregate dalla publicità oltre la grandezza naturale di versace il cui testimonial Patrick dempsey ci fissa in ogni dove.
salite al terminal 25, scoviamo una feltrinelli express mi faccio battere le pezze dal cassiere che si offre di consigliarmi un libro, “cerca qualcosa in particolare?” “qualcosa da leggere tra qui e ny” prendo un libro di erri de luca, pago e corro a imbarcarmi.
l’imbarco effettivo avviene con 40 minuti di ritardo.
viaggio con ocean 13, l’ultimo pirati dei caraibi, iniziato un calzino viola e fato diventare il culo a forma di sedile, e ripromessa di annienterami con una 10ina di gocce di lexotan e non pensarci più.
la dogana passa con la scansione delle impronte degli indici e un micro quarto grado di cui capisco le domande e do anche dele rispote sensate.
taxi da jfk assegnato ufficila e da personaggio in divisa: 45 dollari.
Iqbal è giovane, pakistano, guida come un dannato, 70 miglia fisse ove c’è limite di 50, per fortuna non so il corrispondente in km/h.
il primo avvistamento di manhattan è la punta illuminata del crysler building, , la skyline notturna ancora piu’ bella che nei telefilm.
per il mio fuso orario sono le 7 del mattino, forse è ora di provare a dormire qualche ora.
ovviamente la rete del caffe reggio adesso non si prende, posto piu’ avanti.
dormito, sveglte ora, alle 7:59 oralocale. direi che lo spauracchio jet lag per ora è azzerato, aspettiamodi vedere cosa succede durante il giorno.
Le socie sono gia a roma, le ho sentite.
Io ho il volo alle 12:30 per fiumicino.
Sono emozionata come una pischella, è il mio primo volo intercontinentale. Vado e torno da londra con lo stesso stato d’animo con cui prendo la metropolitana per il centro e poi invece mi tremolizzo come una gelatina alla fragola.
è che quella città lì l’ho vista mille volte, in foto, al cinema, nei libri – schiavi di ny e american psyco per citare i primi due che mi vengono in mente – e film , sempre schiavi di ny di Ivory , la 25 ora , a piedi nudi nel parco – avevo il copione quando facevo teatro -, tutto will e grace , woody allen , solo aprendo bocca così senza pensare…. Brodo dice che sverrò appena vedrò manhattan
Ho segnato tutto, le cose da prendere, i posti da visitare, i negozi da non lasciarsi scappare, sarò una spugnetta, assorbirò più che potrò. Promesso, ci sentiamo presto.
mi sto preparando a NY come se fosse un primo appuntamento, solo che questo è in fieri da agosto.
subito mi sono detta: avrò un sacco di tempo.
ora che sono agli sgoccioli e che so che l’ora e la data X si avvicinano sempre più: il decollo per NY è fissato venerdi sera, tutto quando si sta raggrumando.
ho paginette di locali fidati, luoghi da non perdere, amici che danno consigli.
l’emozione delle chiavi di casa – quel monolocale in Macdougal – sulla scrivania appoggiate sui dollari – che ho sbagliato a prendere, ho sbagliato il cambio – la non moleskina nuova piena di indirizzi di edifici e musei – chè temo il maltempo; l’emozione di stare al West Village a un isolato da Washigton Square.
chi mi conosce bene sa che ho l’ansia da partenza e che a volte ho anche ansia da conoscenza, paura di fare un po scena muta, perchè mi piace guardare, scoprire, ascoltare.
ecco e se arrivo li e poi non so cosa dire?
e la overwhelming sensation che mi da il pensiero di partire. non ero cosi emozionata da tempo, ecco forse ero cosi emozionata quando sono partita per amsterdam.
e boston? eh, non so, boston non ha un pari carico di immaginario, di senso, di riferimenti filmici e culturali accumulati.
ecco nessuna altra città ha , nella mia testa e nell’immaginario collettivo cosi tanti riferimenti, significati, immagini fotografiche e in film….. con cui misurarsi.
ho gia rotto l’anima a ComidaDeMama e a Svaroschi e PippaWilson
ma immagino che anche altri abbiano indicazioni di cose e posti imperdibili da fare e vedere a New York e Boston, avrei una piccola preferenza per le cose da fare al chiuso, chè non vorrei ci fosse la tempesta di neve perfetta mentre siamo lì – io, LaLui e Manuela – e ci venisse in mente solo di atttraversare central park in slitta tirata dai cani
inizierete ad odiarmi, lo so.
la descrizione del weekend a new york di elena mi ha fatto venire i lacrimoni – lo stress, la commozione, etcetc.
adoro vedere il mondo con i suoi occhi.
"tutto quello che è scritto qui è vero, tranne quello che e' inventato" - "Se non sai dove stai andando, qualunque strada ti ci porterà" - "Una Blogger dagli standard alti"