Posts Tagged “architettura”
e che ponte.
il ponte a 3 arcate distinte di santiago calatrava a reggio emilia. a me piace: altre, moltissime fote: qui e qui
due domeniche fa ci sono passata sotto: buona visione!
ps1 ho un problema, picasa2flickr noncarica i filmati e per caricarli a manina ora non ho tempo, ci riprovo tra un po.
ps2 ho provato e riprovato a pacioccare, caricare e scaricare il file video su flickr e non ci piaciamo per nulla, quindi mi dispiace 
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Posted by: pm10 in Uncategorized, tags: architettura, milano
l’architettura contemporanea a Milano la vorrei sempre cosi.
decostruita, colorata, coi volumi aggettanti, le balaustre leggere: navali, che ti guarda con la voglia di giocare,
e che ti faccia venire voglia di stare 10 minuti con il naso in aria a capire come è fatta,
dove vanno i volumi e i vuoti
e poi lasciarti li a morire di invida per quel cubo colorato in mezzo al salotto,
dove ti viene voglia di piazzrci dentro il letto a immaginare come deve essere alzarsi tutte le mattine con il sole che ti entra a strapoimbo sul viso.
edificio di via doberdò - architetti Arkpabi
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sottotitolo: gli italiani, popolo di austeri conservatori resistenti al cambiamento
Ringrazio Antonio:
"A prescindere dalle mie opinioni circa l’intoccabilità delle città moderne, o delle sue intoccabilissime skyline (che io invece vorrei fossero invece più maltrattate, con coraggio e creatività ovviamente)"
e Sergio per le sollecitazioni intellettuali che mi hanno spinto a scrivere questo post.
Renzo Piano Building Workshop ha progettato per Torino un grattacielo per Intesa - San Paolo
Nella foto soprastante la skyline ipotizzata dal comitato - ovviamente - contrario a questo edificio, corretta successivamente dall’architetto con la linea piu’ chiara e la giusta proporzione prospettica.
PREMESSA STORICA E IDEOLOGICA:
Le grandi città italiane sono città di fondazione, e hanno quindi radici storico urbanistiche che si perdono nella notte dei tempi.
Torino in particolare ha tuttora perfettamente integro il nucleo storico - la parte coi quartieri a scacchiera. Questo nuclero storico è omogeneo per altezza e per coerenza stilistica e storica.
Ciò crea un’immagine sedimentata nell’incoscio collettivo di tutti i torinesi che davanti all’idea di una mutazione contemporanea dello skyline stesso si ribellano.
Bisogna inoltre ricordare due diffusissimi principi che hanno guidato i regolamenti di decoro edilizio delle città italiane prima e i piani regolatori dopo :
- la coerenza della linea di gronda - cioè la regola che tutti gli edifici di una strada devono essere alti uguali alla grondaia
- la regola esercitata negli uffici tecnici che in pratica vieta di giustapporre un edificio troppo moderno a un edificio antico, nel rispetto della coerenza stilistica
Tutto questo ha radici profondissime in alcune teorie compositive seguite da molti architetti italiani per cui la coerenze e il rispetto del preesistente è fondamentale (io stessa ho avuto, per pochi mesi un professore di composizione architettonica che voleva che progettassimo un colonnato in una porzione di milano - per il motivo inoppugnabile che li era gia sorto un colonnato in epoca romana); sommata a una altra idea radicatissima nel pensiero italiano per cui la conservazione del patrimonio storico passa per il congelamento assoluto di tutto il preesistente: cioè il delirio della conservazione a tutti i costi - anche economici - questi motivi portano alla paralisi creativa di una nazione che è costretta continuamente a confrontarsi con il preesistente seguendo la regola dell’armonia.
La somma di questi due principi porta di fatto all’impossibilita’ di costruire per giustapposizione e contrasto di fianco a un edificio storico
Ho trovato questa foto molto bella della di una parte dello skyline di milano su flickr,
scattata da DAVEO MCG
mi sono presa la libertà di annotarla, in questa foto si riconsoconoda sinistra verso destra:
la torre branca alta 98 metri; il Portello Fiera Milano - Arch Bellini associati ; L’ antenna rai circa 100 metri e il palazzo Ina casa Piero Bottoni.
Emergono chiaramene dall’altezza media del resto della città e si definiscono come punti chiari della città, caratterizzandola.
Street line come questa in italia sarebbero impossibili:
Questo è l’edificio di Santa Monica disegnato da Frank Gehry con Claes Oldenburg e Coosje van Bruggen
Dove voglio andare a parare?
Sull’inerzia e la vecchiaia dell’architettura italiana?, non solo,
Sul fatto che tutta questa tensione al passato ci impedisce di avere città più efficenti?anche.
Guardiamo lo skyline di una città che non ha paura del cambiamento, e che e’ stata sventrata dal Grande incendio del 1666 - Foto di Ana Gasston:
LONDRA : sotto cui vale assolutamente la pena ricordare che durante la fase progettuale del The Swiss Re Tower - familiarmente chiamato da tutti The Gerkin, lo strabiliato ed esterrefatto staff di sir Norman Foster si vide chiedere di alzare di una decina di piani l’edificio che sarebbe cosi stato piu’ in armonia con la skyline esistente.
Tutta questa lunga filippica per dire che non si deve avere paura di essere nel 2000 e di costruire come se fossimo in questo secolo, e che una torre a Torino è solo segno di radicamento nel comtemporaneo e
che l’unica via alla contemporaneità è ricostruirsi regole e stili partendo dal qui e ora, come spiegava Francois Lyotard ne "Il post moderno spiegato ai bambini"
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Posted by: pm10 in Uncategorized, tags: architettura, emozioni, idee, io
il nero
non è un colore, sono le sfumature delle texture, la mano dei tessuti, la consistenza, la pesantezza.
mantiene e conserva le energie
la lana, un velo di mohair, una treccia irlandese, morbida, o il panno cotto.
scalda come le braccia di un amante che ti desidera
liscio come la pelle
lucido come il latex e la vernice
gli strati sovrapposti, giustapposti o in contrasto
la leggerezza intrigante del tulle.
i miei nuovi acquisti sono tutti neri, c’è parecchia vernice.
vi avviso, potrei non uscire esteticamente indenne da questo inverno.
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Posted by: pm10 in Uncategorized, tags: architettura, milano
l’allestimento estivo di palazzo reale è a dir poco profondamente fastidioso.
Palazzo reale in sè è una vera chicca: sempre chiuso a metà, sempre in restauro, gli assessori alla cultura dopo Philippe Daverio sono stati tutti meritevoli di calci, e vittorio sgarbi non si è dimostrato da meno.
La fila a metà piazza era ovvia e normale, il 98% dei partecipanti dovevano vedere Botero , io ero nel resto del mondo che desideravano vedere Giò Ponti Designer.
Il biglietto e’ cumulativo, e lo è anche la visione:
sono stati praticamente creati dei percorsi obbligati, per cui prima vi DEVE vedere la mostra ARTE ITALIANA 1968-2007, di seguito si deve obbligatoriamente passare attraverso le sale in cui e’ allestita la mostra di MARIO CAVAGLIERI, e solo doposi arriva in due misere stanze della mostra di GIO’ PONTI.
Da architetto avrei preso a ceffoni l’allestitore, da fruitore di opere d’arte sono stata cosi indisposta e indispettita che quando sono arrivata a vedere la parte che mi interessava ancora un po uscivo correndo.
c’è da dire che vista la mole dell’opera complessiva di Ponti hanno fatto un lavoro scarso e banalizzante.
VITTORIO SGARBI: VOTO 0
e poi ci sono state marette e lamentele che l’arte a milano non decollava. gia tanto che non si sia affossata completamente.
di seguito pochi, ma apprezzbili link ove potete vedere alcune sue opere : - Diamanti - Gio Ponti e Lisa -
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Posted by: pm10 in Uncategorized, tags: architettura
quando leggo cose come questa, in un sito che mi coinvolge:
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Posted by: pm10 in Uncategorized, tags: architettura
nota sulla mostra dell’Architetto Portaluppi: se riouscite vale la pena andare a vederla. l’Architetto in questione e’ colui che ha curato la sistemazione del sagrato del duomo di milano, e la pavimentazione, cosi come noi oggi la conosciamo e l’Arengario, cosi solo per citare due interventi che abbiamo sempre avuto sotto il naso e magari non sappiamo ricostruirne la storia. Toccanti per altro le foto e le immagini da lui riprese di Santa Maria Delle Grazie post bombardamento durante la guerra, suo il recupero.
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